POESIA, PRIMO AMORE, MA...

Per la scrittrice Antonella Grimaldi, Laila Cresta sarebbe "una poetessa prestata alla prosa". In effetti però, io nasco affabulatrice e filastroccara... per le mie bambole.  

DALL'ARTICOLO SU                     "SILLOGE"

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da: "I mille soffi e richiami di Laila Cresta"

(Giuseppe Guidolin)

 

Nel sentire poetico di Laila Cresta c'è un cielo che ci guarda (...). I versi si snodano su ricami di sguardi e pensieri, a tratti giocosi e divertiti, intagliati nell'alveo di orizzonti immaginati in lontananza sul crinale di lampi irradiati dai ricordi (...) Perché la felicità è un vento da conquistare, agitato da mille soffi e richiami che esigono d'incrociarsi e amalgamarsi armoniosamente, un sogno fisiologico a cui armoniosamente tendere, che spera solo di compiersi e manifestarsi nella magia di un battito di ciglia, come mirabilmente suggellato nella lirica breve: "Colma di stelle/ e sono un universo/ silente e vivo (...) 

da: "Magia delle parole di Laila Cresta"       (Saul Ferrara)

Per recensire un autore devo, proprio come per comporre una poesia, sentirmi ispirato ( ) dai suoi scritti che devono toccarmi interiormente. Con la poetica di Laila Cresta la fiamma dell'ispirazione non si è fatta attendere, e ad appiccarla sono state le sue filastrocche (...). I giocosi versi che l'Autrice tesse intorno alla figura della strega buona sono, proprio come l'esperienza ludica per il bambino, molto di più che un semplice divertimento, ma un tentativo di reinterpretare la realtà perfezionandola con quella dimensione magica ormai quasi dimenticata a causa della dominante  visione ipertecnologica. In suggestivi versi le parole assumono il potere di riempire il vuoto della realtà.

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SCRIVERE E PUBBLICARE

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Ieri ho trovato, in uno dei miei cassetti, una silloge rilegata in tipografia, partendo da pagine stampate in casa. S'intitola

"IMPAZZITA PAZZIA D'AMORE, DI TERRA E DI CIELO: SECONDA PUNTATA". Non si tratta di un titolo sentimentale: le poesie appartengono allo stesso periodo di quelle raccolte nella silloge: "Di terra e di cielo" (v). Sono quelle scritte subito "dopo". Mai pubblicate. Perché? Perché la poesia è una strana cosa. Non è "reale": è vita interiore esposta al mondo, quindi più "sincera" di altre forme di scrittura, ma nello stesso istante in cui quella vita viene esposta, essa viene anche velata, tanto che non si può sapere se nasconda Teti o Medusa. In quel periodo della mia vita, dopo la fine di un rapporto durato quasi quarant'anni, le mie viscere pullulavano di vermi, ed essi a tratti spuntano tra i versi. Ed è vero che non siamo isole. Non è stato rispettoso nei riguardi di mio figlio aver pubblicato le poesie sulla fine del rapporto con suo padre. E questa silloge è peggio. Tutto questo mi ha ispirato delle considerazioni sulla responsabilità di scrivere e pubblicare che vanno ben oltre questo caso. Ma già, a me hanno detto che, a modo loro, persino gli assassini sono delle brave persone, nei miei noir... Perché io sono un'educatrice, prima di tutto.