STORIE DI DRAGHI                   E DI SEMBRO'

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Ci sono luoghi che restano "dentro", luoghi che sono stati teatro delle nostre prime esperienze sul mondo e sulla gente.

Vocemola, il paese dei Sembrò', era il paese della nonna. E il suo borgo più antico, Castello, è favoloso già nel nome, perché probabilmente un maniero, qui, non è mai esistito.

"Usembra" era un paesino piccolo piccolo, tranquillo, con un campionario di umanità variegato ma anche ristretto, e quindi adatto alle prime curiosità di una ragazzina un po' sognatrice, che amava la lettura e le passeggiate nei campi, persino di notte, col cane…

In questo libro, tutto ciò che è al di sopra del terreno, quindi esposto alla luce del sole e della ragione, è estremamente fedele, e i favolosi luoghi del suo borgo più antico sono scritti in maiuscolo, come nomi propri: il Pozzo, il Forno, le Torri di Guardia, l'Acquaio del Triskelion, l'abeighin, l'Orto delle Streghe, sono oggetti reali, anche se trasfigurati dalla fantasia. 

Tutto ciò che nella storia è sotterraneo invece, e quindi non raggiunto dalla luce del sole, appartiene al mondo in chiaroscuro del sogno, dell'inconscio, del mito: il tempio dei Draghi, o il corpo del ragazzo amico di Mameli. E la Grande Storia si intrufola in quella che sarebbe solo una storia d'amore, una storia di ragazzi che vogliono scoprire cosa c'è, dopo il territorio dell'infanzia che hanno appena abbandonato. E che vogliono capire se l'amicizia infantile può trasformarsi in qualcosa di più intrigante e nuovo.