Questo grosso tomo di tipici racconti di Bradbury, lo scrittore DEI ragazzi (non PER ragazzi) è proposto in una bellissima edizione cartonata e cucita che fa parte della collana "Oscar Mondadori". Non posso non ricordare (sono ancora lì!) i miei vecchi Oscar, numerosissimi: sono tascabili economici, incollati, e venduti a un prezzo molto basso, mentre questo è un volume costoso, di lusso, ben cucito. Mi viene il dubbio che la mia generazione leggesse molto più di quella di oggi, e che la diffusione di una grande varietà di tascabili (BUR, Oscar, Pocket, Super Pocket, tanto per citarne qualcuno) a prezzi bassi, fosse insieme causa ed effetto del fatto che ci fossero più lettori. Da insegnante a riposo, devo dire che il livello culturale della nostra società si è abbassato di molto, a partire dall'era Moratti-Gelmini, o non ci sarebbero in giro certi ignoranti, ormai anche dietro una cattedra e sugli scranni del Parlamento. Però, che i programmi e i libri scolastici, almeno in Italia, siano diventati vergognosi, devo dirlo! Buona lettura!

da: IL POPOLO DELL'AUTUNNO

IN BIBLIOTECA

Davanti a loro si stendeva il labirinto della biblioteca. Fuori, nel mondo, non accadevano molte cose. Ma qui, in quella sera speciale, in una terra costruita di carta e di cuoio, poteva accadere qualsiasi cosa, e sempre qualcosa accadeva. Ascoltate, e sentirete diecimila persone che urlano con un tono di voce così alto che soltanto i cani drizzano le orecchie. Un milione di persone puliscono i cannoni, affilano le ghigliottine; i cinesi, in fila per quattro, marciano eternamente. Invisibili, silenziosi, sì, ma Jim e Will avevano il dono degli orecchi e dei nasi, oltre al dono delle lingue. Quella era una fabbrica di spezie dei paesi lontani. Qui si estendevano deserti sconosciuti. La c’era la scrivania dietro la quale quella simpatica vecchietta, la signorina Watriss, apponeva un timbro purpureo ai libri, ma più oltre c’erano il Tibet e l’Antartide, il Congo. La signorina Willis, l’altra bibliotecaria, stava attraversando la Mongolia Esterna, sfiorando con calma frammenti di Peiping e di Yokohama e di Celebes. 

IO E PAPA'

Giù, lungo il terzo corridoio, un uomo anziano faceva frusciare la scopa nel buio, ammucchiando le spezie cadute...

Will spalancò gli occhi.

Era sempre una sorpresa... quel vecchio, il suo lavoro, il suo nome.

Quello è Charles William Halloway, pensò Will, non mio nonno, non un mio vecchio zio errabondo, come qualcuno potrebbe pensare, ma... mio padre.

 Così, quando si volgeva a guardare lungo il corridoio, papà rimaneva colpito nel vedere che suo figlio visitava quel mondo segregato e profondissimo. Papà sembrava sempre sbalordito , quando Will gli appariva davanti, come se si fossero incontrati molti anni prima, e uno di loro fosse invecchiato mentre l’altro rimaneva giovane, e come se questo fatto li dividesse. (...) Papà ammiccò a Will e Will gli ammiccò a sua volta. Un ragazzo dai capelli color grano, un uomo dai capelli bianchi come la luna; un ragazzo dal volto simile a una mela d’estate, un uomo dal volto simile a una mela d’inverno. Papà, papà, pensò Will, sembra proprio me... in uno specchio rotto!