FARE HAIKU IN OCCIDENTE

Dalla silloge "IMMAGINI HAIKU" sono passati dieci anni, anni passati molto più a leggere haiku d'autore che a farne. Tanto è affascinante per noi questa poetica, quanto è fondamentalmente aliena: quella giapponese è davvero una cultura "altra". Un occidentale può solo intraprendere un percorso di avvicinamento a essa, un percorso irto di ostacoli e di quelli che in effetti sono per noi come gli inganni del Mago Atlante. Crediamo di aver capito, poi parliamo di "poetica delle piccole cose", come se i giapponesi non fossero un orgogliosissimo popolo guerriero, ma dei "fanciullini". Da quel lontano "Haikai" (ma allora non sapevo neanche che questo fosse la definizione giapponese per "silloge di haiku": sapevo solo che non era un plurale) la mia visione dell'haiku è maturata. E ho capito quanto siano difficili. Negli ultimi haiku che ho scritto è  scomparso il sentimentalismo (così spudorato e quindi così antinipponico), anche se ho giocato con la sua forma grafica (ma non con la sua ritmica, anzi). Ho chiarito prima di tutto a me stessa (e poi, attraverso i saggi che ho scritto, anche agli altri) la differenza fra "poesie in forma d'haiku" e "haiku", fra "haiga" (la trasposizione in parole di una immagine che ci ha dato emozioni che vogliamo offrire agli altri) e il vero e proprio HAIKU... "Immagini Haiku" è ormai esaurito, ma tutto questo percorso, dall'innamoramento per questo tipo di poetica a una maggiore consapevolezza di cosa essa sia davvero, si trova in questa silloge. Per questo l'ho chiamato: WATASHI NO HAIKAI, la mia silloge di haiku.

Laila Cresta

 

youcanprint, cartaceo ed e-book

ISBN 9-788892-622494