LA SINALEFE E GLI HAIKU

Prima di tutto chiedo scusa a tutti coloro che, in rete, dettano regole sugli haiku... e poi magari (e a proposito di queste liriche, non a proposito del "fanciullino") parlano di "semplicità", di "poetica delle piccole cose". Per educazione e per carattere però, io mi chiedo sempre se una cosa mi sembra corretta, e non ho nessuna difficoltà a respingerla, se non mi sembra tale. Chiunque la dica. E spiego il perché.

 

 Molti che probabilmente sono aijin nostrani (ce li vedo, a contare le sillabe, perché non le “sentono”) dicono che negli haiku non si deve fare la sinalefe, perché in giapponese non esiste. Ma va’? Davvero? Sarò mica perché la lingua giapponese è composta di parole per lo più tronche e quindi ha un ritmo diverso dalla nostra? La nostra lingua infatti è composta di parole per lo più piane e l’endecasillabo in italiano è bellissimo, mentre non lo è affatto, ad esempio, in una lingua di parole tronche (infatti in giapponese non "rende"). In francese infatti, ma anche in inglese, il verso è normalmente decasillabo. Forse perché una buona poesia non può che rispettare il ritmo della lingua in cui è scritta? Perché questo è ogni lingua, e ancor più la poesia: è ritmo. Non può non esserlo, se deve rispettare il ritmo del nostro respiro. Noi è con l’italiano che abbiamo a che fare, non con il giapponese o il francese o l’inglese (oddio…Niente polemiche!).

 

Secondo Umberto Saba, l’endecasillabo è così connaturato alla nostra lingua che “anche il popolo ne fa”, spontaneamente: “Mamma, la base principale è il rancio”, scrive uno dei “ragazzi di Saba”, senza voler fare poesia. In questa frase, contenuta in una lettera, la penultima sillaba è piana e lunga, come ha da essere in un endecasillabo. E le altre sillabe non sono affatto tutte uguali, come forza e come durata. Di fatto vi sono addirittura delle vocali che tendono a scomparire:

 

mam-ma-la-ba-se-prin-ci-pa-l’è(i)l-ran-cio

 

Insomma, in un italiano corretto e ben pronunciato la sinalefe c’è, piaccia o no, non si riesce a non farla. E allora perché vogliamo che un haiku in italiano zoppichi, a causa di un ritmo che non è connaturato alla lingua che usiamo? L’haiku è ben altro... certo però che è più difficile preoccuparsi di un contenuto molto complesso che, insieme alle 17 sillabe, fa dell'haiku quello che è.