Martin Piaggio, poeta de Zena

Martin Piaggio, nato e vissuto a Genova fra il 1774 e il 1843, professione sensale di appartamenti, fu poeta in lingua genovese. La sua opera più famosa è l' "Esopo Zeneize", l'"Esopo Genovese": una vera e propria versione delle fiabe di Esopo. La "morale" è filtrata attraverso la vocazione mercantile della antica repubblica talassocratica, ben lontana quindi dalla versione aristocratica di La Fontaine, nonostante che la trama sia quella che conosciamo tutti. E lontanissima naturalmente dalla versione moderna e "solidale" di Gianni Rodari. Piaggio ha fatto diverse liriche, pubblicate anche ne "O lunaio do sciu Regina", soprannome di un ubriacone che era una figura nota dell'epoca.

Dal lunaio sono anche state tratte le poesie del "Viaggio in casa".

 

VIAGGIO IN CASA, il canneto editore

La casa del "viaggio" non è la camera in cui era stato confinato De Maistre (“Voyage autour de ma chambre”, 1795), ma un palazzo ottocentesco genovese di sette piani, ogni piano un grande appartamento, anche se magari le famiglie che le abitano sono due. Nel 1832, il sensale di case Martin Piaggio dimostra di conoscere il palazzo molto bene: secondo alcuni ci aveva anche abitato. Tutto un piccolo mondo borghese è mosso dalle parole del poeta, espresse con ironia e amore. Martin Piaggio si sarebbe scandalizzato del confronto, ma forse è proprio l’amore nello sguardo dell’autore che vaga fra piani e inquilini che mi ha ricordato il palazzo della “Città in amore” di Bevilacqua. Le poesie di Martin Piaggio sono in dialetto genovese, ostico a quasi tutti, in Italia, e anche non pubblicizzato dai media come è sempre stato fatto per il milanese, il romanesco o il napoletano. Con l’aiuto di Niccolò De Mari de “il canneto”, la versione italiana è piacevole. Ed è poesia.

 

“Stæ a sentî, se gh’eì pasiensa, a caxon da mæ par­tensa, e seguïme con coraggio ne-o domestico mæ Viaggio 

(«Ora udite con pazienza, la ragion della partenza, e seguite con coraggio il domestico mio viaggio»).

Con questi versi Martin Piaggio invita i lettori a seguirlo nella scoperta di uno dei palazzi della sua città, dei quali aveva conoscenza diretta e assai vasta per via del suo lavoro di mediatore immobiliare. Ed è così che, un po’ leggendo, un po’ ridendo, entriamo a contatto con gli ambienti, i personaggi, le attività, i fermenti che da mattina a sera ani­mavano questi edifici dalle innumerevoli scale e scalette, stanze e stanzoni, porte e porticine. Illustrato da immagini d’epoca, Viaggio in casa (a cura di Stefano Fera, autore anche della traduzione a fronte dal genovese) ci fa riscoprire da un lato una Genova anti­ca più viva che mai, dall’altro la sua parlata, i suoi modi di dire e di scherzare: lingua e città, ugualmente inconfondibili e affascinanti, che trovano conferma e si esaltano l’un l’altra in questo sorprendente e vivacissimo ritratto”. il canneto editore.

LUNAIU O CALENDAIU?

 

"Calendaiu" ("calendaio", per i genovesi più puristi) è parola dall'etimo evidente: le "calende" erano il primo giorno del mese, per i Romani. Peccato che la cultura di Roma a Genova non si sia mai diffusa: addirittura, la città fu esentata dal pagamento delle tasse all'amministrazione imperiale perché i Genovesi costruivano le navi, estranee alla cultura romana, ma fu solo un prendere atto del fatto che le tasse a Roma quelli non le avevano mai pagate, e che non si riusciva a farglielo fare. 

Anche l'etimo della parola "lunaio" è evidente, e la luna aveva (e ha) molta importanza per un popolo che andava per mare e coltivava le "fascie", che in Liguria sono i terrazzamenti scavati con tanta fatica nei rilievi che s'affacciano sul mare. Tutti conoscono il rapporto fra i periodi delle fasi lunari e la pesca dei muscoli (i mitili), il passaggio dei banchi di pesce, la crescita delle piante... E allora in ogni casa genovese c'era il "lunaio", non un calendario di cui non importava nulla a nessuno.