La ARDUINO SACCO EDITORE (che ha pubblicato, fra gli altri, il mio ultimo "noir azzurro", LA RISACCA, Simile a una foglia morta, v. fra i "Noir Azzurri") mi ha chiesto di occuparmi di un'antologia di scritti di  bambini. Non credo nel valore artistico di queste operazioni: i bambini riescono a sfiorare l'arte solo per caso. Credo però nel piacere che una lettura di questo genere può dare, per la freschezza e la sincerità dei testi. E credo comunque nel valore culturale di questa operazione. A volte dimentico che non tutti si sono occupati di bambini per più di 40 anni, come me, e che quindi quello che è scontato per me non lo è per tutti. Inoltre, l'antologia sarà uno splendido regalo per i bimbi, quando saranno cresciuti.

Per adesso, è uno splendido regalo per i genitori, le maestre, e per tutti coloro che vogliono capire un po'di più gli affascinanti alieni che ci vivono vicino. E poi, perché no, un lavoro come questo può spalancare in noi cassetti chiusi da tempo, sommersi dal ciarpame di anni. Può farci ritrovare la freschezza e lo sguardo di quel magico momento in cui ci siamo affacciati a guardare il mondo adulto, ben protetti, ancora, dalla nostra miracolosa infanzia.

              Quando a scrivere

            sono i bambini

 

 “Baby on the road” è un’antologia di poesia. Gli autori sono bambini di undici anni, vicini quindi al grande salto che segna l’abbandono dell’infanzia (e si vede) per un momento più esaltante, ricco di cambiamenti fisici e psichici, una delle tappe più importanti e faticose della loro vita: l'adolescenza. Momento esaltante ma anche pericoloso, in cui la voce degli educatori diventa solo un fastidioso rumore di fondo, e l’unica speranza degli adulti è di essere stati presenti, fino a quel momento, nel modo più produttivo. Il testo, davvero particolare, è curato da Laila Cresta per la parte letteraria e da Rosa Santoro per quella grafica. Individuando alcuni temi comuni nei testi, il volumetto è diviso in piccoli capitoli, dove il trattamento dei diversi “temi” è preceduto da un’introduzione della Cresta (che è anche insegnante specializzata nelle disabilità). L’abbondanza e la qualità delle immagini, curate dalla Santoro, rendono questo testo molto piacevole, per grandi e bambini.

 

 

“Baby on the road” antologia di poesia

A cura di Laila Cresta e Rosa Santoro

Arduino Sacco Editore, Roma

 

                  LA STORIA DOLCEAMARA

                   DI QUESTA ANTOLOGIA

Quell'anno, alla primaria, avevo due classi di V che conoscevo per la prima volta. Una era una piccola classe sfortunata, segnata da troppi abbandoni, e quasi tutti i bambini arrivavano da Paesi stranieri. Io mi occupavo di tutte le materie. L'altra invece era una grossa classe i cui bambini provenivano in maggioranza da un ceto sociale avvantaggiato, e io mi occupavo delle materie scientifiche e della geografia. Nel primo caso dovevo recuperare grosse carenze: nella lettura i bambini erano ancora alla decifrazione del segno, nell'aritmetica operavano solo meccanicamente, e non tutti. Nell'altra classe invece avevano avuto  un'insegnante molto qualificata che era andata in pensione perché non ne poteva più, e i genitori (o almeno il gruppo trainante) erano furiosi: non potevano ammettere che la maestra non reggesse più una classe i cui bambini erano (per la maggioranza) di una supponenza e di una scortesia assolutamente inqualificabili, bambini che era anche impossibile sgridare: non lo permetteva nessuno, né i genitori né il Dirigente Scolastico. Appena arrivai, mi trovai subito  contro i genitori perché ero una scrittrice: "Ci vuole almeno propensione per la materia", diceva una mamma. Pensare che sono di formazione montessoriana e ho insegnato per molti anni nei centri per disabili, o come sostegno: ho quindi ho insegnato tutte le materie per più di vent'anni, passando solo dopo all'insegnamento delle materie letterarie nel Tempo Pieno della Primaria. In questa situazione, quando l'Editore mi propose l'antologia, io ero scettica anche per i rapporti che avevo coi genitori della classe numerosa, ma alla fine accettai. Pensavo che potesse essere gratificante, per genitori che sentivano parlare da cinque anni dell'ingestibilità dei loro figli. Alla fine dell'anno scolastico, esasperata dalle difficoltà assurde che mi creavano in quello che sarebbe stato il mio ultimo anno a scuola, e contenta solo della mia classetta di bimbi che avevano finalmente imparato a scrivere, a leggere e a risolvere i problemi, decisi di fare loro un regalo: dopo tutto, era grazie a loro se quell'anno scolastico non era stato assolutamente disastroso e io ero andata a scuola con il mio solito entusiasmo. La rappresentante ordinò i libri per tutta la classe del figlio, ma quella dell'altra classe non lo volle fare. Non so se poi qualche genitore l'abbia comprato di propria iniziativa. Quando i libri arrivarono, li pagai io, proprio come mio ricordo a quei bimbi che, comunque, per la maggioranza non avrebbero potuto permetterselo. Naturalmente dev'essere una frustrazione rendersi conto che il proprio figlio non ama per niente la matematica, quando si è convinti che questa sia l'unica materia importante, solo perché il marito è un matematico. La signora era già molto vergognosa di non esserlo anche lei, laureata in matematica. Alla fine dell'anno, dissi a quella mamma: "Sia contenta: quando suo figlio, nonostante la sua intelligenza, avrà pessimi voti allo scientifico, potrà dare la colpa a me".