ROMA:                 PREMIO ALBERO ANDRONICO

La scalinata del Campidoglio, a Roma
La scalinata del Campidoglio, a Roma

 Il 3 aprile Roma brilla sotto il sole, percorsa da un vero e proprio fiume di formiche nere in un Centro Storico che, dicono i romani, il sindaco Marino ama un po’ troppo chiudere al traffico, con poco rispetto per disabili e anziani. Al Colosseo però, ci sono due pulmini della RAI insieme a carabinieri e polizia municipale, e fanno pensare che qualche evento vi si debba svolgere: in effetti, è il Venerdì Santo, e il Papa questa sera pregherà insieme a uno sciame di fedeli, in quel suo tipico modo concentrato e come chiuso in sé. Io comunque ho davvero un’invalidità, e dal Colosseo al Campidoglio, a piedi sotto il sole con una giacca che se potessi butterei via, è faticoso, nonostante la gentilezza di un guidatore di risciò che mi porta per l’ultimo tratto, e vorrebbe farlo gratis.

Eccola, ci siamo. Paventata fin dall’inizio, ecco la scalinata cinquecentesca che porta in cima a un colle che è sacro fin dai tempi più remoti. Secondo i “Mirabilia”: "Capitolium è chiamato perché era il capo di tutto il mondo, perché vi abitavano i consoli e senatori per governare la città e il mondo”. Certo che i Romani sapevano come far sentir piccola la gente, ma è una sensazione che comunque non schiaccia, non disprezza: allora, come durante l’Umanesimo e il Rinascimento, l’uomo (il cives per i Romani) era il centro del mondo. Sono stupita di come questa chilometrica scala sia poco faticosa, nonostante tutto: io ho il passo breve e faticoso, ma il rapporto fra l’altezza degli scalini e la loro profondità è davvero mirabile, come lo è ogni proporzione di questa scalinata. E in cima, non è finita: non si può non perdere almeno un momento ad ammirare una statua dorata che pure si è già vista milioni di volte. Eccolo, a cavallo, il simulacro di Marc’Aurelio che saluta la Roma che era sua! Che splendore. E finalmente, uscieri gentilissimi indicano la sala Promoteca. È il momento della coda: nell’atrio della sala, viene consegnato il Diploma di Merito a tutti gli artisti segnalati dalla Giuria, e solo durante la Premiazione sapranno se sono stati giudicati meritevoli di un ulteriore premio. Sono poeti, narratori, fotografi, registi di “corti”, e sanno benissimo che, in questo contesto, già questa segnalazione indica un vero “merito”. Un estratto della mia silloge inedita, “Le Poesie del mio Crepuscolo” (ma credo che nella versione edita diventerà semplicemente "Le Poesie del Crepuscolo") riceve una splendida medaglia che troverò senz’altro il modo di portare come un gioiello.  

Ripenso adesso ai vincitori siciliani del mio “Concorso di Poesia Occ. e Haiku di Genova”, giunto nel 2016 alla V edizione (bando su www.stanzaerato.com). Come avrei potuto chiedere loro di presenziare alla premiazione, da Napoli, da Catania, da Messina, da Agrigento, senza specificare che avevano avuto qualcosa di più di una Segnalazione, sia pure con Diploma di Merito? Certo, il prestigio del Premio Albero Andronico, patrocinato da Roma Capitale (Assessorato alla Cultura, Creatività e Promozione Artistica) e dal Consiglio Regionale del Lazio, è enorme.

Per curiosità: “Albero Andronico” è un’associazione culturale che riunisce i più importanti esponenti della cultura della Capitale, e prende nome da un albero (vecchio di diverse centinaia di anni) che un movimento civile ha difeso e salvato dall’abbattimento. Il Premio è all’VIII edizione.

LA CULTURA LETTERARIA                   E L'ITALIA

Ah, quest’Italia, così diversa in tutto, persino nel modo di organizzare i concorsi artistici e le premiazioni. E che difficoltà, cercare di fare un e-book chiaro che metta un po’ di ordine nei bandi, dove le richieste non sono identiche, spesso sono poco chiare e il loro ordine segue solo le idee personali degli organizzatori. Inoltre, non tutti i Concorsi sono uguali! Per questo la Delos Book sta per diffondere un e-book che riporta i migliori di essi in modo chiaro ed esaustivo: non so se, nella scrittura, ci sia qualcosa di troppo complesso per Franco Forte, Direttore e scrittore.

La frase di D’Azeglio sull’Italia che sarebbe fatta e sugli italiani che sarebbero da fare mi ha spesso dato da pensare, anche alla luce di queste considerazioni. Ebbene, no, non sono d’accordo. L’Italia è un’accozzaglia (siamo più eleganti, va’: è una congerie) di realtà diversissime fra loro: funzionano diversamente mezzi pubblici, uffici, ospedali e scuole (purtroppo). Alla corte di Federico di Svevia però, (1230 ca.), scrivevano “Rosa fresca aulentissima ch’apari in ver la state”: la poesia siciliana riprendeva i temi, gli stili e la metrica dei modelli provenzali che, un secolo dopo, furono tanto cari anche a Dante, e il “volgare” che usa è comprensibile anche a chi siciliano non è. Se poi facciamo un salto indietro, fino al veronese Catullo o allo spagnolo Marziale, la cultura romana impregna tutto il mondo colto dei loro tempi, e porta la scrittura in luoghi (come la Britannia) che non la conoscevano ancora. Insomma, questo per dire che gli italiani c’erano ben prima dell’Italia. Gli Italiani appartengono a una cultura e a una lingua ben precise, nonostante oggi il culto dei regionalismi (e quello degli anglicismi) tenda a farlo dimenticare.  No, certo, non esiste solo la cultura regionale italiana, ma esiste la cultura italiana. E quindi esistono gli Italiani.

Marc'Aurelio Imperatore
Marc'Aurelio Imperatore

MA ALLORA...                    E' PROPRIO BELLA?

MOTIVAZIONE DEL PREMIO

Versi leggermente sfuggenti, nel senso che non sono mai chiusi in sé stessi ma lasciano spiragli in cui l'animo del lettore può entrare di soppiatto; infatti, l'idea inizialmente suggerita dalla poetessa ligure viene spesso sfumata dai successivi versi che, scientemente, ne cambiano il senso e la dimensione percettiva. Quindi, narrazioni liriche leggere, libere cioè di galleggiare sulla densità dei sentimenti, come accade a volte alle piume, quando volano sospese sul respiro di chi le guarda. Talvolta i suoi versi cadono verso la zona crepuscolare dell'io. - La Giuria de "L'Albero Andronico"