- ... E anche dei romanzi, dei noir.
- Sì.
- Come mai?
- Perché la mia vita si era impantanata, e non riuscivo più a “nuotare”. Avevo bisogno di ripiegarmi su me stessa. Niente di strano: sono sempre stata un'affabulatrice: “Povera Piccola” (Albatros 2011), "l'Albergo del Ragno" (Arduino Sacco Editore 2015) e "La risacca" (Arduino Sacco Editore, Roma "2016) sono solo storie un po’ più lunghe e complesse delle altre.
- Hai avuto soddisfazioni, da "Povera Piccola"? E' stato il primo, forse ti ha soddisfatto meno del secondo.
- Questo è ovvio, anche se a me piace: credo che tutto si possa imparare, anche a delineare dei personaggi. Comunque, prima di tutto, da "Povera Piccola" ho ricevuto un’arrabbiatura solenne. Mi è stato detto che è "troppo disimpegnato”. Mi è stato detto che è “troppo impegnato”. Divertente, no? E’ stato trovato di piacevole lettura, con la tensione che "tiene" fino alla fine, ma hanno scritto anche che sarebbe il frutto di un corso di scrittura (era detto con disprezzo, e io di corsi ne ho tenuti, ma mai fatti), e che la correttezza linguistica che lo caratterizza sarebbe frutto di un editing certosino. Dopo tanti anni di insegnamento dell’italiano, e con la mania che ho per la grammatica, la sintassi, la cura del lessico…!
- Di cosa parla, “Povera Piccola”?
- La storia si dipana ai nostri giorni, vicino a Parigi che è stata il sogno della mia giovinezza, e (pensate un po’!), come disse una mia amica filosofa e prof, parla di gente essenzialmente perbene. Ci sono pedofili e assassini, ma tutti sono molto fedeli a sé stessi e alla propria dignità. Forse perché sono ex sessantottini della mia generazione, col ricordo di padri maquis o peteinistes che (nelle loro terribili diversità) avevano però sempre idee ben precise, e hanno nipoti onesti, e un po’ sperduti. Forse è per queste caratteristiche dei personaggi che è stato considerato "impegnato", ma la mia generazione dava a questo termine un significato ben diverso. No, non è un libro impegnato, è un noir. Ci sono l'amore, il sesso e la violenza, come sempre, anche se non è mai splatter o volgare, persino parlando di pedofilia. Mi sono divertita tanto a scriverlo che poi mi sono addentrata in una seconda avventura dei personaggi di "Povera Piccola", in vacanza a Genova. Appunto: "L'Albergo del Ragno". (v. blog: laila-cresta.blogspot.com/ e in altra parte di questo sito). Nel terzo romanzo, "La risacca", (v. fra i noir, sul sito) cambiano i personaggi, ma c'è sempre il mio mare, e soprattutto il paese in cui la Jenny di "Povera Piccola" e de "L'albergo del Ragno" voleva andare, quando un assassino l'ha bloccata a Genova: Sestri Levante, nella Riviera Ligure, dov'era nata sua madre. E la mia.
- Certo chi non l’ha ancora fatto, si divertirà molto a leggerlo, questo romanzo: “Povera Piccola” - noir - Ed Albatros:
In tutte le librerie on-line... e gli altri due noir (della Arduino Sacco Editore: "L' Albergo del Ragno" e "La Risacca - simile a una foglia morta" sono ancora meglio.

Arrivederci.