VI CONCORSO INTERNAZIONALE DI POESIA OCC. E HAIKU – GENOVA 2017

 

I PREMIATI

 

 

 

PER GLI HAIKU                                                                                        

 

1-        Maria Laura Valente - Pasquale Asprea                                                          

 

2-        Walter Viaggi- Roberto Timo                                                                  

 

 3-        Eufemia Griffo- Marina Bellini                                                             

 

4-        Ornella Vallino

 

        

 

ATTESTATI DI MERITO:

 

1 -Lucia Antonietta Griffo

 

2 -Rita Simonetta Sarchi                                    

 

3 -Nazarena Rampini

 

4 -Carla Tombacco

 

5 -Marta Compagnone

 

6 -Matteo Piergigli         

PER LA POESIA OCCIDENTALE

 

1-     Carla Tombacco

 

2-     Graziella Percivale

 

3-     Eufemia Griffo

 

4-     4- Lucia Antonietta GrIFFO

SHORT STORY PREMIATA: “Falco”, di Graziella Percivale

 

 

Quest’anno il livello delle composizioni inviate era piuttosto alto, tanto che le differenze di punteggio fra i primi classificati e gli autori premiati con Attestato di Merito era assolutamente esigua: per questo ho attribuito una numerazione anche a questi ultimi. Devo però dire, con una certa soddisfazione, che solo fra i componimenti dei nuovi amici di quest’anno si trovano haiku che non sono tali, ma solo piccole poesie d’amore in forma d’haiku. Addirittura, in alcune di esse non è neppure rispettata la regola delle 17 sillabe: sono gli “haiku” non pubblicati nell’antologia. È proprio come fare una poesia con versi di un numero variabile di sillabe e poi chiamarli “endecasillabi”. Le poesie erano belle lo stesso? Sì, ma non erano haiku. Una bella poesia occidentale può essere anche in versi di sette sillabe, ma non sono endecasillabi. Se ne siamo capaci, una forma poetica possiamo benissimo inventarcela, ma non possiamo chiamarla haiku. Noi abbiamo deciso di fare degli haiku, e l’haiku CONSISTE di 17 sillabe, come diceva una prof.sa madrelingua di giapponese, a Ca’ Foscari. La nostra “larghezza di vedute” è arrivata persino ad accettare, a volte, un contenuto non adatto (l’haiku non è una poesia d'amore: è una forma poetica nata come dono agli dei dell’unica cosa che non essi possono avere, le emozioni umane), ma non una metrica scorretta: è proprio il minimo. Ho però notato che molti poeti distinguono (l’avranno imparato da qualcuno in rete) con un segno grafico i due momenti dell’haiku: 1 verso + 2, o anche 2 + 1. Naturalmente, fra i tre kanji giapponesi che costituiscono l’haiku non possono esistere segni grafici di nessun tipo, ma questo non basta. La vera differenza fra l’haiku in giapponese e quello in italiano (come in qualunque altra lingua occidentale) è nella pluralità di significati che i kanji possono assumere, mentre le parole della nostra lingua hanno un significato molto più univoco. I più grandi autori giapponesi dicono che considererebbero un haiku mancato quello che fosse portatore di un'unica verità. E noi mettiamo i segni grafici, per ingabbiarci ancora di più? Guardate come cambia questo haiku di Lia Lo Bue, amica di Erato e poetessa di Agrigento, cambiando i due momenti che costituiscono l’haiku stesso, e il significato non è più lo stesso. L’haiku è poesia interattiva: spetta al lettore completarla come fosse l’incipit di un renga, spetta al lettore prediligere quello dei significati che sente più “suo”. 

 

 

 

Gioca la palla –                                 Gioca la palla

 

Sull’azzurra distesa                           Sull’azzurra distesa –

 

Tutto si muove                                   Tutto si muove

 

 

 

ALL’ANNO PROSSIMO, “AMICI DI POESIA”!