LO ZIO D'AMERICA

LO ZIO D’AMERICA

Autore: Laila Cresta

Editore: Antipodes Edizioni

Anno: 2019

Prezzo: 11 euro

Per acquistarlo: in promozione sul sito della Antipodes

 

Un viaggio di lavoro fra gli italiani d'Argentina, diventa per una ragazza genovese un'avventura in un mondo "altro", con la sua cucina, la sua danza e le sue curiosità, e anche una ricerca dei prozii emigrati a Buenos Aires, o dei loro discendenti. Reduce da un amore per una persona decisamente sbagliata, Carlotta imparerà che è pericoloso lasciarsi andare troppo, specialmente confondendo il puro piacere con l'amore.

"Lo zio d’America”, recens

Prof. Giuseppina Lucia Capodici, linguista, recensionista

 

“Lo zio d’America” ha già nel titolo qualcosa di favoloso, ma anche di nostalgico e di sofferente.

Il richiamo al favoloso è chiaramente riferito allo zio che va in America, diventa ricco e lascia la sua eredità a parenti rimasti in Italia, che però non si ricordavano più di lui, o addirittura non ne sapevano l’esistenza, e che semmai era solo nei ricordi dei vecchi.

Nostalgico perché chi di noi non ha avuto dei parenti che sono emigrati in America, sia del nord che del sud? Parenti che talvolta ci viene in mente di poter conoscere, ma ormai sono passati troppi anni, anche se capita di ritrovarli sulle reti sociali.

Di sofferenza, perché sappiamo che queste persone sono emigrate per tante ragioni, come la fame, la miseria, o per ragioni politiche, facendo lunghissimi viaggi in barche per noi quasi inconcepibili, e in condizioni igieniche e alimentari anche spaventose. E penso a quante donne sono partite già incinte, o da sole. E quanti zii d’America non hanno fatto fortuna!

Tutto questo ci invoglia a leggere questo romanzo e, al di là della trama, ecco che si apre ai nostri occhi un altro mondo, in tutti i sensi.

Ritroviamo quello che hanno trovato i nostri emigranti allora, ma anche come vivono oggi i figli e i nipoti di quelle persone. Esistono ancora le radici, ma l’integrazione ha fatto sì che molto si sia mescolato. Non tutto, però.

Ecco che ritroviamo argentini di seconda e/o di terza generazione che conoscono ancora delle parole del dialetto genovese, per non parlare di piatti della cucina ligure.

Ed è viva l’immagine della Buenos Aires di oggi, con i suoi quartieri, i suoi locali, gli spettacoli e la sua cucina.

Notevole dunque lo studio dell’autrice sull’Argentina di oggi, ma notevole anche lo studio dell’Argentina di ieri.

Tra i personaggi troviamo citata Celia de la Serna, una femminista militante, molto impegnata politicamente, madre tra l’altro di Ernesto Che Guevara, originaria di Rosario, una città nelle quale confluirono carbonari e mazziniani sin dalla prima metà dell’800.

Quello che infatti più affascina in questo romanzo è il riferimento continuo sia alla storia di quel paese, allora e adesso, che dell’Italia, allora e adesso, vedi “Josè” Garibaldi e le bombe fasciste che hanno ucciso il padre di Carlotta, la protagonista, vedi tutti i bambini e le donne incinte che arrivano su barconi, viaggiando in condizioni tuttora spaventose anche dopo più di un secolo.

In tutto questo si inserisce la storia di Carlotta, italiana con parenti in Argentina, e di Manuel e di Juan, argentini con radici italiane, ma con evoluzioni di vita assolutamente differenti.

La ragazza va in Argentina per lavoro, un prestigioso incarico per il mondo della moda, e incontra Manuel e Juan, ma anche i loro parenti, le nonne, i genitori, gli amici, figli e nipoti di italiani genovesi e piemontesi.

 

Manuel è un ragazzo che aspetta il suo primo imbarco, molto giovane, che si innamora perdutamente di Carlotta.

Juan è un giovane uomo che si è già realizzato nel lavoro e che ha una grande passione e anche un gran talento per l’arte.

E anche lui si è innamorato di Carlotta.

Possiamo dire che l’amore non ha confini, e, nello stesso tempo, lasciamo al lettore il gusto di scoprire come andrà a finire.

Una nuova storia di Laila Cresta, tra origini familiari e incontri destinici

 Marta Lock scrittrice, aforista, recensionista

 

Il nuovo romanzo della scrittrice ligure Laila Cresta, si muove su un terreno differente da quello al quale ci ha abituati in questi anni: dalla fantascienza al giallo sembravano essere questi i suoi generi preferiti. Invece con Lo zio d’America l’autrice ci sorprende dando vita a una storia di taglio più classico, che presenta però la tipica struttura avvincente segno identificativo della Cresta.

 

Per la prima volta la protagonista della vicenda è una donna, Carlotta, indipendente e autonoma al punto di ricevere l’importante incarico di ricercare e aprire la boutique di Buenos Aires dell’importante casa di moda per la quale lavora. Tutte le figure femminili a cui dà vita Laila Cresta sono decise e determinate, sicure di sé e solido appoggio per i personaggi maschili, sempre primi attori dei romanzi; nel caso di Carlotta questa indipendenza viene evidenziata molto di più e si riflette sia nella sfera professionale, fulcro della sua vita fino al momento delle vicende narrate, sia in quella sentimentale, in cui però sa di dover intraprendere un percorso di crescita, di maturazione e di maggiore consapevolezza che emerge pagina dopo pagina. Il fulcro della vicenda solo apparentemente è costituito dalla sfera professionale, la spinta iniziale che sposta Carlotta dall’Italia verso l’Argentina, paese nel quale sa di avere parenti discendenti da una sorella della nonna emigrata a Buenos Aires tanti anni prima. Dunque, il lavoro, fondamentale per la protagonista, diventa un mezzo per la Cresta per parlare e far emergere ricordi, memorie e legami familiari che hanno la capacità di coinvolgere nostalgicamente il lettore proprio perché appartenenti al passato di molti e dunque ritrovarsi nella narrazione di un esodo dal paese natio, in un un’epoca in cui spesso costituiva l’unica opzione, diviene facile, rassicurante, avvolgente quasi. La giovane Carlotta però ha bisogno di compiere un percorso differente, quello alla scoperta di una se stessa che sente di doversi staccare dall’attaccamento a quella parte importante della sua esistenza, la sfera professionale che, laddove ne ha implementato l’autonomia e indipendenza, la forza e la determinazione, di contro l’ha tenuta lontana dall’universo emotivo che, proprio in virtù di quello spostamento, da Genova a Buenos Aires, chiede di essere preso in considerazione. L’incontro quasi contestuale al suo arrivo in città con il giovane Manuel la conduce all’interno di sensazioni mai provate e che inizialmente sembrano distrarla dall’importante compito che deve svolgere, aprire la prima boutique in città e selezionare il personale per gestirla, ma poi riprende il controllo di sé stessa soprattutto perché sa di dover mantenere la lucidità necessaria a non deludere la titolare della casa di moda. Il ragazzo, di diversi anni più piccolo di Carlotta, si dimostra subito innamorato al punto di volerle stare sempre addosso, in tutti i sensi, e tutto sommato a lei non dispiace anche se si rende conto di alcuni comportamenti immaturi del giovane; tutto però cambia nel momento in cui, una volta trovato il locale perfetto per la boutique, Carlotta incontra il miglior architetto della città nonché suo parente alla lontana poiché discendente della sorella di sua nonna, Juan Canessa. Gli equilibri cambiano, si modificano, assumono connotazioni differenti così come il punto di vista di Carlotta su ciò che sta vivendo si trasforma in qualcosa di nuovo, il bisogno di riflettere e approfondire emozioni sconosciute diviene urgente anche se emerge lentamente tra le pieghe delle situazioni oggettive. Intrighi, gelosie, rivalità, scoperta di sentimenti e legami profondi che vanno oltre e affondando le radici in una matrice destinica che si dipana, pagina dopo pagina, tra gli eventi del romanzo. Co-protagonista della storia è l’affascinante città di Buenos Aires, con i suoi profumi, il suo cibo prelibato, gli scorci sorprendenti e bellissimi di un luogo magico, che non dimentica le proprie radici europee pur essendo indubbiamente e fortemente sudamericana. Tra le pieghe della narrazione emerge il legame con gli affetti e la storia familiare dei protagonisti, per spiegare, suggerisce Laila Cresta, che tutto ciò che accade e che siamo ha un motivo che viene dal nostro passato, e spesso è difficile e complesso cambiare direzione, rompere il filo sottile che ci lega agli errori dei nostri antenati e all’eredità morale e caratteriale che ci lasciano, non finché non ne prenderemo coscienza e scorgeremo la possibilità di effettuare quella modifica, quella crescita, che i nostri parenti in passato non hanno saputo portare a compimento. Un libro che fa riflettere e che avvince, una lettura piacevole e scorrevole in perfetto stile Laila Cresta.