La Maestra e la Strega:

I Custodi del Mare,

gli Artefici del Sogno

 

La recens di Antonella Grimaldi (writer)

Se si leggono opere di recentissima pubblicazione, capita assai raramente di imbattersi in una creazione letteraria dal sapore assolutamente classico, tanto esse sono pervase dal tumultuare dei sentimenti, delle emozioni e delle idee della contemporaneità. Ecco però, che l'ultimo romanzo di Laila Cresta, “La Maestra e la Strega”, prende il volo ed è già un classico, per il nitore della sua scrittura sempre controllata ed efficace, per la misura con la quale l’autrice disciplina i suoi sentimenti di donna sensibile ed impegnata sul piano educativo e culturale, per il suo soffermarsi sui temi dell'ecologia e del pacifismo senza mai mettere in ombra l'autonomia estetica della sua scrittura.

 

Con questo romanzo, l'Autrice riesce a catapultare il lettore nell'era seguita alla grande crisi del pianeta, un 'era in cui gli uomini, affidandosi alla maestra antica, cercano di “conoscere il passato per proteggere il proprio futuro”: la Maestra, infatti, “risvegliata da un lunghissimo periodo di vita sospesa”, porta con sé la memoria del “vecchio ieri” e, grazie alla sapienza del suo mestiere, può concretamente aiutare i suoi concittadini e la sua città, Genova, dipinta con poche, decisive pennellate: i “bricchi”, cioè i monti con i “falò accesi in mezzo alle case”; la creuza, la traversa incassata tra due muri di mattoni e pietre che taglia i tornanti di questa città in salita; la lapide in ricordo della strage fatta a Genova dal generale Lamarmora, nel 1849; l'odore della salsedine e le parole e i nomi, anch'essi antichi.

 

“La Maestra e la Strega” è un romanzo di fantascienza ed anche da questo punta di vista conferma pienamente il suo carattere classico. Attraverso l’utilizzazione discreta di un lessico scientifico semplice ed essenziale, Laila Cresta si inserisce a pieno titolo nella scia cominciata con i viaggi immaginari  di Keplero e Verne, ci parla di un nuovo pianeta, il K01, richiamando l'illustre precedente delle Entretiens sur la pluralité des mondes, di Bernard le Bovier de Fontenelle, il quale, in sintonia con il pensiero di Copernico e Keplero, svolse l'idea che la terra e l'uomo non fossero al centro dell'universo.

 

L'esplorazione spaziale, condotta da un gruppo di giovani allievi della maestra, ha dapprima un esito che pare positivo e gratificante, potremmo dire fiabesco:

 

“Su quel piccolo mondo così lontano dalla Terra, le foglie erano della forma giusta, i ruscelli scorrevano allegramente, l'erba era come un soffice tappeto verde. I fiori, numerosi e colorati, erano bellissimi: c'erano prati di roselline selvatiche, di campanule […] La terraferma era un'unica isola che occupava quasi la metà della superficie totale del piccolo pianeta, e il mare era tranquillo: pareva non avesse mai conosciuto tempesta in vita sua”.

 

Tanta bellezza però è solo un inganno alieno, a ricordare che il cosmo è pieno di meraviglie non sempre adatte all’uomo.

 

E il sentimento della meraviglia, come in ogni fiaba che si rispetti, lo vediamo irrompere qua e là: così è, ad esempio, quando i ragazzi scoprono una specie di libellula aliena, ma ancor di più lo è quando ne comprendono le straordinarie potenzialità musicali:

 

“Secondo l'orecchio umano, quei suoni erano davvero musica. Pareva un concerto di delicati strumenti a fiato, ed erano suoni incredibilmente fascinosi. “E' come un coro di esserini fatati...”disse Cateina in tono sognante. […] Quelle creature disse (ma si poteva anche chiamarle “Musici” come aveva fatto Nilde) avevano una vita più lunga di quanto non avessero pensato, e quella vita era interamente dedicata al produrre suoni di cui non si capiva lo scopo, ma che catturavano il cuore e la mente degli esseri umani. Parevano inserirsi perfettamente nei loro tracciati cerebrali, come completandoli, e tendendo alla quiete.”

 

Appare evidente che la meraviglia, così come ci viene proposta dalla nostra Autrice, non è affatto una manifestazione di ingenuità, avendo un preciso corrispettivo scientifico nella realtà. Per esempio, nel caso dei Musici, non è difficile individuare la genesi dell’idea nei numerosi studi  che dimostrano gli effetti altamente positivi della musica non solo sulla psiche umana, ma anche sulle piante e gli animali: e in effetti l’autrice è musicoterapista. La stessa cosa avviene allorquando la Cresta introduce il tema dello smarrimento dell'uomo di fronte all'immensità dello spazio, rendendoci naturalmente partecipi delle molteplici riflessioni fatte, a partire da Giordano Bruno, fino a Gaston Bachelard:

 

“Toni aveva provato un segreto sgomento all'idea di quel vuoto senza confini, ma scoprì che non era come si era aspettato. Semplicemente era troppo grande. La mente si rifiutava di considerarne l'immensità. Non esisteva.”

 

Quindi, vediamo molto bene che, in questo romanzo, i tipici soggetti della narrativa fantascientifica -dal viaggio interstellare, all'esplorazione e alla conquista dello spazio-  vengono filtrati da un rigoroso sentimento della realtà e da un'inappuntabile elaborazione poetica che li trasfigura completamente.

 

Un altro aspetto assai interessante di quest'opera lo si ha nel momento in cui l'attenzione alla realtà del nostro tempo si fonde con lo slancio ideale di questa poetessa prestata alla scrittura. Precisamente, ciò avviene a proposito dei leggendari lupi liguri, che si sono curiosamente evoluti fino a diventare dei veri compagni dell’uomo, quasi “un nuovo tipo di Genovesi”. E arriva anche, con un lampo di pura poesia che brilla all'interno della trama narrativa di questo romanzo di fantascienza, una riflessione che è di questi nostri giorni, in cui si moltiplicano le notizie dei tanti disperati in cerca di una vita migliore nel nostro paese:

 

“Non è degna di una città come la nostra, questa paura del “diverso da sé”. Che mercanti e navigatori avremmo mai potuto essere?”

 

Per tutto questo, non si può che raccomandare la lettura di questo romanzo, che rappresenta il sogno di un'umanità finalmente disposta ad ascoltare i buoni maestri e vogliosa di vivere in pace.

 

Ed è l'incanto di questa poesia scritta in prosa, che ci induce a rivolgere a Laila Cresta l'invito a proseguire la saga della Superba nella nuova Era.

Antonella Grimaldi